Depressione: Aspetti clinici e psicoterapici

E’ complesso il viaggio nel mondo della depressione perché complesse sono le emozioni umane e lo spettro di sfumature con cui possono esprimersi.

Il nostro umore può oscillare in intensità e qualità, perché vario è il mestiere di vivere.

La vita non è sempre facile, può essere faticosa, dolorosa perché è fatta di scelte, di cambiamenti attesi e non, di delusioni, di fallimenti e difficoltà di vario genere. Provare dolore per la morte di qualcuno, sentirsi smarriti per una relazione finita o per un insuccesso, sentirsi preoccupati, stanchi per le incertezze economiche possono essere reazioni normali.

Quando si parla di depressione c’è un tendenza abbastanza diffusa e confusiva ad indicare come depressione quelle che possono essere semplici manifestazioni dell’umore, in molti casi sane ed evolutive.

Nell’immaginario comune quando si è tristi, avviliti, scoraggiati ed inquieti si è depressi. La depressione sembra un punto di riferimento o un nome per qualsiasi disagio psicologico.

Sono malati di depressione i bambini svogliati e distratti a scuola, gli adolescenti ribelli, coloro che non sanno farsi strada nella vita, coloro che non sanno tenersi un amore, le persone sole.

La tristezza, l’inquietudine, lo scoraggiamento, anche se causano sofferenza ed impattano negativamente  sulla qualità della nostra vita, non è detto che siano una malattia, ma possono essere fisiologiche manifestazione dell’umore.

Lo sato d’animo depresso è un’esperienza normale, una risposta fisiologica alle difficoltà della vita, la depressione , quella seria quella che tormenta, quel dolore disabitato  e spoglio  che toglie la voglia di vivere, ha caratteristiche cliniche ben precise.

Quali sono i sintomi che si associano ad uno stato depressivo?

Un quadro depressivo si compone sia di sintomi fisici che emotivi: tristezza, pensieri negativi, umore depresso, bassa concentrazione ed attenzione, irritabilità frequente, insonnia, stanchezza, bassa autostima, disinteresse, demotivazione, evitamento delle persone.

Le persone depresse nella fase acuta della malattia faticano ad alzarsi dal letto e qualsiasi attività quotidiana sembra rappresentare una fatica insormontabile. L’apatia ed il distacco coinvolge anche i parenti ed i familiari.

Questi sintomi per essere gravi e cronici devono accadere ripetutamente, interferire con le relazioni personali, con il lavoro ed in generale con la qualità della vita.

La depressione può essere collegata ad un motivo scatenante, oppure, può sorgere all’improvviso e apparentemente non avere alcun rapporto con i fatti della vita.

Tuttavia, anche quando sembrano non esserci motivi scatenanti e tutto nella vita della persona che soffre sembra procedere normalmente, qualcosa c’è o c’è stato, qualcosa che sfugge alla consapevolezza.

Si diventa depressi quando non è in grado di collegare il proprio malessere alle ragioni che l’hanno determinato.

Ma se tutti siamo esposti alle difficoltà della vita, come mai non tutti diventiamo depressi, dove comincia la patologia?

Il rischio della depressione dipende dalla situazione concreta in cui si determina il trauma, dalla storia della persona e dalla reattività individuale.

Quale terapia possibile? Pillola e/o Psicoterapia

I farmaci sono sempre un aiuto temporaneo. L’uso degli antidepressivi può essere ragionevole nel caso nelle situazioni di depressione psicotica, in quanto serve abbreviare gli episodi depressivi e maniacali, e quindi a ridurre temporaneamente la sofferenza, a patto che poi si affrontino i problemi di fondo della personalità del paziente.

In tutti gli altri casi di depressione, ma comprese le situazioni di depressione psicotica, una terapia orientata solo sul farmaco potrebbe portare ad una ricomparsa del problema nel tempo e anche ad una sua cronicizzazione.

L’esperienza clinica ha dimostrato come dare voce al dolore ed aiutare la persona a capire cosa accade dentro di lei, attraverso un lavoro psicoterapico, rappresenta una strada vantaggiosa e risolutiva.

Comunicate sempre a qualcuno il vostro dolore!

 

 

Chi arriva dal terapeuta è perché le persone che avrebbero dovuto essergli più vicine non ci sono state, o per qualche ragione non ce l’hanno fatta.



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